SCIENZA e RELIGIONE
Caso Galileo - Intervista al fisico Nicola Gabibbo - Scienza-fede
 
CASO GALILEO
Non sono pochi i fiumi di parole versati per capire o per confondere questo argomento!
Si è parlato di contrasto tra scienza e religione, di impossibilità di un pur minimo contatto, di assoluta divergenza, di contrarietà, di complementarietà...

Ma oggi, come stanno i rapporti tra di loro? Esistono reali punti di contrasto?

Storicamente, dal 1600 ad oggi, l'aspetto che sembra più controverso è quello che riguarda l'origine del mondo, della vita, dell'uomo.
Alcuni, molto erroneamente, suddividono gli studiosi tra "creazionisti" ed "evoluzionisti".

Sappiamo che tutte le religioni (fin dalle prime forme religiose apparse nella preistoria) hanno riflettuto su questi grandi temi; si sono chieste da dove proviene il mondo, la vita, l'uomo. La risposta, possiamo dire unanime, è che il mondo, l'uomo e la vita provengono da Dio: un Dio chiamato in diversi modi, un Dio visto nelle mille divinità delle religioni antiche.
Sembra  essere stato naturale, per le religioni antiche, indicare che l'esistenza e gli esistenti derivino da una qualche divinità.

Questi aspetti cominciano a diventare "problematici" e motivi addirittura di divisione tra scienza e religione con il famoso "caso Galileo".

Prima di arrivare alle conclusioni, premettiamo che c'è stato un grosso equivoco, ancora fortemente presente, sul caso Galileo, sui suoi rapporti con la chiesa
e sulla sua condanna da parte della Chiesa.

Ciò che molti conoscono sul caso Galileo è preso dal dramma "Vita di Galileo" di Bertolt Brecht, autore insignito dallo stesso Stalin del "Premio Stalin"
per quell'opera che,  nel 1957 fu messa in scena a Berlino Est, da "quello" stato tedesco, a spese di "quello" stato tedesco e con centinaia di dipendenti!

 
Inquadriamo il problema.
           BIBBIA
Per quanto riguarda la religione cristiana, la Bibbia afferma che il mondo è stato creato da Dio, la vita proviene da Dio, così come proviene da Dio l'essere umano
(già come essere umano completo).
Nessuno metteva in dubbio, nel passato, che questa fosse la verità.
Si riteneva quindi che Dio fosse l'autore del mondo, della vita e degli esseri umani; ma si riteneva anche che Dio avesse creato tutto ciò esattamente come è scritto nei primi due capitoli del libro della Genesi.
Questo perché la Bibbia la si considerava "Parola di Dio" nel senso che Dio avesse "dettato" quelle parole scritte; quindi - se Dio ha dettato tutto - non ci possono essere errori e nemmeno interpretazione su ciò che c'è scritto.
Così è scritto nella Bibbia, così dev'essere avvenuto nella realtà.

         SCIENZA

Tolomeo, nel II secolo d.C., elaborò la  teoria geocentrica secondo la quale la terra è al centro dell'universo.
Questa teoria, combinata con la teoria delle "sfere concentriche" di Aristotele, sarà il sistema in uso fino al 1600 circa.
Copernico, in un'opera dedicata al Papa Paolo III, propone un nuovo modello:  sistema eliocentrico, ossia non più la terra al centro dell'universo, ma il sole.
La sua teoria, comunque, presentava già all'epoca diverse incongruenze. La sua teoria viene comunque tranquillamente studiata e approfondita nelle università pontificie (cioè in tutte!).
Galileo, agli inizi del 1600 si avvicina alla teoria copernicana e, negli anni successivi, si accende una disputa intorno alle sue scoperte.
Galileo, grazie anche al perfezionamento che ha realizzato del cannocchiale, confuta la teoria tolemaica-aristotelica adottata ufficialmente nel mondo scientifico e religioso dell'epoca, e conferma invece la teoria copernicana.
L'inquisizione, bolla come eretica questa teoria e proibisce formalmente a Galileo di appoggiarla.
Il testo "De Revolutionibus Orbium Coelestium" di Copernico (pacificamente studiato nelle stesse università pontificie) viene messo all'indice.
Nell'aprile del 1630, quindi dopo la famosa condanna, Galileo termina di scrivere il "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano": in quest'opera, portata avanti come se fosse un dialogo tra tre personaggi, la teoria copernicana e quella tolemaica vengono messe a confronto.
In seguito Galileo concorda con il Vaticano alcune modifiche per poter far stampare l'opera.
Lui tuttavia decide comunque di farla stampare, a Firenze, nel 1632, pur non avendone il permesso.
 
Da questo momento i rapporti tra Galileo e la Chiesa di Roma cominciano a prendere strade complesse e imprevedibili sia per Galileo (che certamente non si aspettava lontanamente ciò che sarebbe successo e che sarebbe stato interpretato come il paladino della scienza contro un presunto oscurantismo della Chiesa) sia per la Chiesa.

Da questo momento si comincia a considerare in modo diverso sia la scienza, sia il modo di leggere e - soprattutto - di interpretare la Bibbia.

Per quanto riguarda la scienza, si è capito che essa deve essere non più empirica, ma deve "provare", "dimostrare" ciò che afferma.
Per quanto riguarda la religione (cristiana cattolica in questo caso), si è cominciato a capire che occorre cambiare l'approccio alla lettura della Bibbia.
In realtà la Chiesa aveva capito, già in quel periodo, ma anche secoli prima, che la Bibbia è un libro sacro da interpretare, ma non riusciva a scollarsi di dosso quell'interpretazione ancora letterale. Lo stesso Galileo, in una delle sue lettere a A Madama Cristina di Lorena Granduchessa di Toscana, afferma di aver inteso "da persona ecclesiastica costituita in eminentissimo grado, l'intenzione dello Spirito Santo essere d'insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo".
Questo significa, appunto, che già - all'interno della Chiesa, si discuteva sulla corretta interpretazione della Sacra Scrittura.
Purtroppo, pochissimi anni prima (1545-1563) c'era stato il Concilio di Trento, un concilio molto particolare e non era il caso stare a discutere troppo con Galileo e le sue ipotesi.

Il "caso Galileo" ha comunque fatto chiaramente capire che non si tratta di "dettatura" ma piuttosto di "ispirazione"; le differenze e le conseguenze tra "dettatura" ed "ispirazione" sono davvero notevoli.
La dettatura impone che il testo biblico
* non possa contenere errori;
* non si debba interpretare ciò che si legge;
* il testo è esclusivamente Parola di Dio.
Anche per questo motivo si riteneva che la teoria tolemaica fosse esatta, perché il libro di Giosuè riporta la frase "Fermati Sole!"; questo, in qualche modo faceva intendere la correttezza di Tolomeo, cioè che era il sole a muoversi, a ruotare intorno alla terra.
 
Ovviamente sappiamo che allora, circa tremila anni fa, era ovvio che l'autore di quel passo biblico dicesse "Fermati Sole", sarebbe stato assurdo se avesse detto (appunto tremila anni fa) "Fermati terra!".

L'ispirazione fa capire che il testo è stato scritto da persone; da persone vissute in una certa epoca, con un proprio bagaglio di conoscenze; ispirate sì da Dio, ma sempre e comunque scritto da persone coscienti e libere.
Questo significa che quando si legge un testo biblico (soprattutto se si tratta di testi biblici appartenenti al Vecchio Testamento) occorre essere così bravi da cogliere il messaggio religioso che essi vogliono trasmettere.
In questo modo la Bibbia diventa davvero "Parola di Dio scritta dall'uomo": leggendola occorre saper cogliere il messaggio di Dio (scopo della Bibbia) attraverso le parole dell'uomo che, con la cultura del suo tempo, è stato messo per iscritto.

In definitiva si è capito che qui due racconti della creazione non intendono spiegare come Dio ha creato il mondo, la vita, l'uomo; ma
Disegno di Filippo Paganovogliono dare dei chiari messaggi religiosi:
    * Dio è l'autore di tutto ciò che esiste, il mondo e la vita non sono quindi casuali: ma voluti da Dio;
    * la vita proviene da Dio;
    * l'essere umano, è voluto da Dio, è ad immagine e a somiglianza di Dio.

Non esiste quindi il contrasto tra scienza e religione. Si tratta di piani diversi; uno è piano religioso, l'altro è piano scientifico.
Questo, per finire, significa che se vogliamo informazioni scientifiche ci rivolgiamo alla scienza, se vogliamo informazioni religiose, ci rivolgiamo alla religione.
Alla Bibbia interessa far capire il senso del mondo, il perché della sua esistenza; alla scienza interessa far capire come si è formato questo mondo, come si è arrivati alla vita. Questo è il senso della complementarietà tra scienza e religione.
qui


Intervista allo scienziato N. GABIBBO

Un'intervista con Nicola Cabibbo, il fisico che presiede la Pontificia accademia delle scienze
MATTEO BARTOCCI
Nicola Cabibbo è uno dei fisici italiani più celebri. Ha formulato alcune teorie (tra cui i cosiddetti «angoli di Cabibbo» e sul numero dei quark) alla base del modello standard delle particelle elementari. Dal 1969 insegna fisica delle particelle all'università La Sapienza di Roma, è stato presidente dell'Infn dal 1983 al 1992 e dell'Enea. Dal `93 inoltre presiede la Pontificia Accademia delle Scienze. E' naturale quindi chiedergli un parere sul rapporto tra religione e scienza, sul creazionismo e la posizione della chiesa cattolica.

Che ne pensa del creazionismo?
E' ridicolo considerarlo come una parte della scienza. I creazionisti americani sono un po' folli: vorrebbero che si insegni la creazione come un argomento scientifico in alternativa all'evoluzione. Devo dire però che ci sono anche posizioni estreme in ambiente scientifico: Daniel Dennett e altri, per esempio, vorrebbero dimostrare che la religione non è vera. Credo che anche questo non sia un atteggiamento scientifico corretto.
 
Giovanni Paolo II ha invocato il perdono per il comportamento della chiesa nel processo a Galileo Galilei. Lei stesso durante il giubileo del 2000 lo ha salutato come un pontefice «impegnato nella riconciliazione tra scienza e religione»...
A mio giudizio questo pontificato si è impegnato in un'opera significativa di «rammendare» i guai del passato. Lo testimonia in modo eccellente il ripensamento e la revisione del processo a Galilei, se non altro come messaggio all'interno della chiesa. Ma fa parte di un percorso che era iniziato da prima, con la rifondazione dell'accademia delle scienze nel 1936 e della Specola vaticana: la chiesa investe da tempo in una sua riconnessione con il mondo della scienza. E il papa vi ha dedicato alcuni appuntamenti significativi.
Lei ha parlato anche di una tendenza all'unità tra religione e scienza. Può spiegarlo meglio?
Religione e scienza si muovono in ambiti del tutto diversi. Ma la loro unità di base è che sono entrambe opere dell'uomo ed espressioni dell'umanità. Tutt'e due, in modo diverso, si occupano del futuro dell'uomo e del miglioramento delle sue condizioni. Tra scienza e religione inoltre c'è una sorta di comunità di intenti verso il bene.
Nel 1950, nell'enciclica «Humani generis», Pio XII dichiarò, seppur con alcuni distinguo non secondari, che la teoria dell'evoluzione non contrasta con la dottrina della chiesa. Giovanni Paolo II il 24 ottobre del 1996 perfezionò questa posizione con un messaggio all'accademia delle scienze pontificia da lei presieduta. In esso si dichiarava che l'evoluzione non è più una mera ipotesi ma un fatto provato da numerose ricerche in campi differenti...
Ai tempi di Pio XII non c'erano ancora tutte le prove e gli strumenti che sono venuti in seguito. Basti pensare che la struttura del Dna è stata scoperta nel `53. Le parole del pontefice sono state molto importanti. Nel workshop del `96 il creazionismo non era proprio previsto: abbiamo discusso le diverse teorie scientifiche sull'origine della vita. E il papa ci ha esortato a proseguire su questa strada.
Qual è quindi la posizione dell'accademia pontificia delle scienze sul creazionismo?
Non ne abbiamo mai parlato. L'istituto che presiedo è un ente scientifico in cui si discuono i temi della ricerca. Ne fanno parte alcuni nomi importanti della scienza moderna e premi Nobel come Rita Levi Montalcini, David Baltimore, Werner Arber. Nel consiglio dell'accademia siede, per esempio, Nicole Le Dourarin, presidentessa dell'accademia delle scienze francese.
Una variante del creazionismo classico è la teoria dell'«Intelligent Design». Lei pensa che l'evoluzione contenga elementi di finalità?
Non ne abbiamo mai discusso. Il problema che sta a cuore alla chiesa è il confronto con il progresso scientifico. L'«Intelligent Design» mi sembra simile a uno degli argomenti classici con cui si dimostrava l'esistenza di Dio: è più che altro un problema filosofico-teologico che non fa parte della ricerca scientifica. Oggi sappiamo che la storia dell'universo risale a miliardi di anni fa: la religione deve confrontarsi con questo. E mi sembra che la chiesa abbia fatto grandi passi in avanti. In un certo senso ha accolto in modo ufficiale le idee di Galilei, secondo cui «le scritture non dicono come sono fatti i cieli ma come si va in cielo».
Secondo lei la Rivelazione può dare indicazioni sul mondo naturale e l'origine dell'uomo?
Nessuno, e certamente non all'interno della chiesa, può dubitare che l'universo ha avuto una storia ben più lunga di quella dell'umanità. Certo, l'anima per esempio è un punto fermo della dottrina cattolica che garantisce il particolare rapporto dell'uomo con la divinità, ma l'anima non è un argomento scientifico.

La scienza è l'unico tipo di conoscenza?
Non necessariamente, altrimenti si entra nel campo del riduzionismo. E' chiaro che partendo dai quark è difficile spiegare la psicologia umana. Va riconosciuta la possibilità per scienze diverse come la filosofia e la psicologia di spiegare alcuni fenomeni o concetti, come dell'insegnamento religioso di avere contenuti di verità. La scienza non deve essere totalitaria: è un metodo molto efficace per raggiungere la verità. Che però è ben lontano dal far sapere tutto. Da un lato bisogna essere consapevoli dell'imperfezione del progresso scientifico, dall'altro riconoscerne il carattere cumulativo.
I futuri programmi ministeriali sulla scuola aboliscono di fatto dall'insegnamento delle scienze la teoria dell'evoluzione. Che ne pensa?
Non conosco la situazione precedente, quando andavo a scuola io l'evoluzione non si insegnava. Dico però che questa teoria è oggi una parte essenziale delle nostre conoscenze scientifiche. Non sarebbe male che fosse insegnata a scuola... Darwin è stato un genio, che pur non avendo in mano nulla di esplicativo ha avuto un'intuizione formidabile che ha rivoluzionato la nostra comprensionedel vivente. Se lui non poteva sapere «come» avviene l'evoluzione, oggi con la biologia molecolare ne sappiamo di più.
Che ne pensa della legge sulla procreazione assistita che ha sancito lo statuto giuridico dell'embrione?
Preferisco non esprimermi perché non è un problema scientifico. Mi sembra che la legge adotti in larga misura la posizione attuale della chiesa.
Giudica il creazionismo come un'idea limitata alla cultura nordamericana protestante?
La mia conoscenza della chiesa cattolica è limitata. Non so se anche qui ci siano linee di pensiero creazioniste, certamente quella non è la posizione ufficiale. In America ci sono sette cristiane fondamentaliste che insistono sulla lettura letterale della Bibbia. E' un ritorno alla religione di 500 anni fa che si manifesta soprattutto nelle sette più popolari. La chiesa protestante è più frammentata e in un certo senso perfino divisa per classi sociali. Potrebbe essere una reazione al mondo moderno, visto come una minaccia che spinge a rifugiarsi in un universo più rassicurante, dove tutto è scritto e immediatamente leggibile. Queste comunità hanno un notevole peso politico, anche a livello locale, e influenzano le scelte legislative.
Per concludere con la fisica, nel discorso che abbiamo fatto finora rientra o no il «principio antropico» delle recenti teorie cosmologiche?
Il principio antropico ipotizza che il nostro universo sia solo uno dei tanti e afferma che alcune sue caratteristiche si spiegano con il fatto che noi esistiamo. Per esempio, siccome siamo qui, questo universo deve avere per forza una storia molto lunga. La nascita della vita infatti richiede caratteristiche precise: un certo lasso di tempo per la formazione delle stelle, una certa velocità di espansione che garantisca che l'universo «viva» a lungo, il fatto che il vivente si basi proprio sul carbonio e non su altri elementi... Ma se esistono tanti universi differenti potremmo pensare che solo in alcuni la vita si possa sviluppare e che in un certo senso sia l'esistenza dell'uomo a selezionare l'universo «giusto». Stiamo parlando però di argomenti al limite della ricerca scientifica, in cui si può sperimentare poco o nulla, e gli studiosi sorridono un po' quando se ne discute.

(Da:
Manifesto-La fede sale in cattedra e boccia il creazionismo. 9/4/2004)

Dopo queste parole, come continuare a dire che scienza e religione sono contrapposte?

Il secondo racconto della creazione (Gen 2,4b-4,29) ha evidenziato il cosiddetto "peccato originale": essere come Dio; mettere se stesso al posto di Dio. La Chiesa ha sempre ribadito il suo "No" ad una lettura materialistica dell'uomo e del mondo; una lettura che escluderebbe Dio e che, di volta in volta nel corso dei secoli, metterebbe altro (es. la scienza, la medicina, lo stesso uomo).
Ovviamente la Chiesa insegna anche a non leggere in modo "fondamentale" la Bibbia: è un testo religioso e occorre quindi interpretarlo, con cognizione di causa, per coglierne i messaggi religiosi.

L'attuale conflitto, a livello filosofico, nasce verso la fine del XIX secolo con il filosofo francese Auguste Comte (1798-1957). Secondo Comte si deve "indagare" solo su ciò che si osserva, sui fenomeni così come si presentano, senza occuparsi della cause prime o della destinazione finale.
L'errore di Comte e non riconoscere che l'indagine può essere svolta su ciò che si vede e si osserva (da parte della scienza) e sulle cause prime o sulla destinazione finale (da parte di religione e di altre discipline): le due cose non si escludono a vicenda e possono benissimo coesistere. Invece Comte ammetteva solo il primo passaggio non accettando altre indagini diverse da quelle puramente "visibili". Questo è il positivismo ci cui Comte ne è il fondatore.
In realtà esiste l'indagine della scienza e quella della religione; entrambe sono autonome (negli obiettivi che si propongono, nei metodi e negli strumenti che utilizzano).
Si devono riconoscere entrambe e la loro collaborazione porta sicuramente ad una conoscenza più completa. Einstein ha affermato: "Non riesco a concepire un vero scienziato senza una fede profonda. La situazione può esprimersi con un'immagine: la scienza senza la religione è zoppa; la religione senza la scienza è cieca."